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08 maggio 2012

Monteverde - Carpinone 1-2

Quart'ultima partita di regular season e bella vittoria esterna per i ragazzi di Mr. Mercuri che si sbarazzano abbastanza comodamente di un Monteverde nei bassifondi della classifica.
I ragazzi in gialloverde sono stati bravi a trovare due reti nella prima frazione di gioco, in entrambi i casi con il portiere di casa non impeccabile: al 15’ Caldararo insacca su punizione, al 35’ raddoppia
Giancola.
Nella ripresa il Monteverde preme sull’acceleratore ma riesce solo ad accorciare le distanze con il neo entrato Di Paola.
Tre punti fondamentali per il Carpinone che quindi si attesta al quarto posto assoluto in classifica con un margine di +5 rispetto al Cercemaggiore quando mancano ormai solo 3 partite alla fine della stagione.

MONTEVERDE: Ciccone, Romano, Perrella Am., Schiavone (Fragolini), Di Bernardo, Pitoscia, Trombetta (Gioia), Pace, Scala (Di Paola), Minotti, Taddeo. ALL.: Perrella.
CARPINONE: Pilenza, Iasevoli, Nini, Caldararo (Fabrizio), Venditti N., Giancola, Scaldaferro, Venditti M. (Di Paolo), Venditti G., Zuccarelli (Del Matto), Ricci. ALL.: Mercuri.
ARBITRO: Yamoul di Isernia.
MARCATORI: 15’ Caldararo, 35’ Giancola, 70’ Di Paola.


12. giornata ritorno 6 maggio  
Cercemaggiore Spinete 1-0
Hermes Toro Campobasso Calcio 2-0
Macchiagodena Nuovo Vinchiaturo 0-3
Matrice Real Gildone 0-3
Monteverde Carpinone Calcio 1-2
Ripalimosani Calcio Club Olympus 4-1
Rock Baranello Volturino 1-2
SanGiuliano DelSannio Capoiaccio 2-0


  CLASSIFICA P.ti G V N P GF GS
1 Ripalimosani 67 27 21 4 2 66 16
2 Nuovo Vinchiaturo 66 27 21 3 3 63 34
3 Hermes Toro 62 27 20 2 5 110 19
4 Carpinone Calcio 49 27 14 7 6 35 29
5 SanGiuliano DelSannio 48 27 15 3 9 59 38
6 Cercemaggiore 44 27 14 2 11 46 43
7 Capoiaccio 42 27 12 6 9 54 33
8 Real Gildone 42 27 12 6 9 40 42
9 Macchiagodena 39 27 11 6 10 39 45
10 Campobasso Calcio 34 27 10 4 13 32 38
11 Volturino 32 27 8 8 11 41 39
12 Calcio Club Olympus 30 27 8 6 13 35 55
13 Spinete 22 27 5 7 15 35 45
14 Monteverde 18 27 5 3 19 30 61
15 Rock Baranello 9 27 2 3 22 26 57
16 Matrice 8 27 2 2 23 10 127


13. giornata ritorno 13 maggio
Calcio Club Olympus Matrice
Capoiaccio Campobasso Calcio
Carpinone Calcio Hermes Toro
Nuovo Vinchiaturo Ripalimosani
Real Gildone Rock Baranello
SanGiuliano DelSannio Cercemaggiore
Spinete Macchiagodena
Volturino Monteverde


Classifica marcatori  
Venditti G 6
Di Rosa 6
Marotta 5
Scaldaferro 5
Giancola 3
Venditti M 2
Antenucci 1
Nini 1
Fabrizio F 1
Di Paolo 1
Zuccarelli 1
Caldararo 1


03 maggio 2012

Chiuso il depuratore di Carpinone

Riportiamo da "I Fatti del Nuovo Molise"

La notizia ha fatto il giro della provincia dopo il blitz della Forestale e mette addirittura a rischio la tenuta della giunta di Pesche. Ieri mattina dieci agenti del Corpo Forestale, guidati da Domenico De Vincenzi, hanno sigillato lo scarico di piena dell’impianto di depurazione che serve la zona bassa di Pesche e la zona industriale di Carpinone. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Isernia Roberta D’Onofrio e lascia privi di scarico fognario i comuni di Carpinone, Pesche e Pettoranello. A tal proposito il sindaco di Pesche, Ido De Vincenzi, ha scritto ai vertici regionali e al ministro della Sanità Renato Balduzzi per denunciare le conseguenze del provvedimento che comporterà “un danno grave ed irreparabile per la salute pubblica e privata oltre che un deterioramento irrimediabile sotto l’aspetto ambientale”. Oltre al “deterioramento degli impianti fognari” per il cosiddetto rischio di ‘rigurgito’, ovvero la possibilità che gli scarichi fognari tornino indietro nelle abitazioni, e a “spese insostenibili, considerando le irrisorie disponibilità finanziarie dei Comuni”. De Vincenzi chiude la nota: “Se il caso lo richiederà, il sottoscritto sarà anche pronto a restituire la fascia tricolore”. Nel dicembre 2010, Emilio Izzo della Uilbac e Tiziano Di Clemente del Pcl, in una conferenza stampa, annunciarono la presentazione di un esposto alle Procure della Repubblica e della Corte dei Conti. Con i quale volevano conoscere la qualità e la provenienza dei rifiuti accolti nel depuratore. Se ci fossero al suo interno sostanze tossiche non smaltite. E chi abbia beneficiato del “volume d’affari generato dall’impianto”. Che l’indagine del pm Federico Scioli parta proprio da lì?

30 aprile 2012

Carpinone - Rock Baranello 2-1

Il Carpinone si aggiudica un po' a fatica la partita contro il Baranello, ultimo in classifica. Decisivo un tiro dal dischetto a dieci minuti dalla fine, l'intervento ai danni di Ricci induce l'arbitro, sig. Vasile, a concedere il calcio di rigore poi trasformato con freddezza da Pablo Scaldaferro. Il penalty è stato, ovviamente, contestato dagli ospiti in quanto, a loro parere, si trattava di un reciproco spintonamento in area e quindi non punibile con la massima punizione.
La gara si era sbloccata quasi subito in favore dei padroni di casa grazie alla sesta rete stagionale del giovane Gianluca Venditti, sempre più punto fermo di questa compagine. Il gran tiro dalla lunga distanza dell'attaccante Carpinonese risultava imprendibile per Manocchio, ma il Baranello aveva trovato la forza di reagire e prima dell'intervallo arrivava l'inaspettato pareggio di Nicoloso, bravo a raccogliere un assist di Niro e trafiggere Pilenza.
Per il Carpinone un successo che lo proietta al quarto posto, tre punti importantissimi che permettono di avere un certo vantaggio (4 punti) sul Capoiaccio sesto in classifica, vantaggio che a 4 giornate dalla fine della regular season costituiscono un certo bottino da non dilapidare facendo grande attenzione all'ultima giornata in cui il Carpinone incontrerà proprio il Capoiaccio in trasferta.

CARPINONE: Pilenza, Di Paolo, Iasevoli, Del Matto (Marotta), Venditti A., Giancola, Vitale (Caldararo), Venditti M., Venditti G., Scaldaferro (Zuccarelli), Ricci. All. Mercuri
BARANELLO: Manocchio A., Di Scenza (Niro), Muttillo (Carroccio), Niro G., Pistilli, Carnevale, Niro R., Barone (Pirozzi), Manocchio M., Di Chiro, Nicoloso. All. Gianfagna

11. giornata ritorno 29 aprile  
Calcio Club Olympus Macchiagodena 1-0
Campobasso Calcio Monteverde 2-1
Capoiaccio Hermes Toro 0-2
Carpinone Calcio Rock Baranello 2-1
Nuovo Vinchiaturo Cercemaggiore 3-1
Real Gildone Ripalimosani 0-4
Spinete SanGiuliano DelSannio 2-2
Volturino Matrice 3-0

  CLASSIFICA P.ti G V N P GF GS
1 Ripalimosani 64 26 20 4 2 62 15
2 Nuovo Vinchiaturo 63 26 20 3 3 60 34
3 Hermes Toro 59 26 19 2 5 108 19
4 Carpinone Calcio 46 26 13 7 6 33 28
5 SanGiuliano DelSannio 45 26 14 3 9 57 38
6 Capoiaccio 42 26 12 6 8 54 31
7 Cercemaggiore 41 26 13 2 11 45 43
8 Macchiagodena 39 26 11 6 9 39 42
9 Real Gildone 39 26 11 6 9 37 42
10 Campobasso Calcio 34 26 10 4 12 32 36
11 Calcio Club Olympus 30 26 8 6 12 34 51
12 Volturino 29 26 7 8 11 39 38
13 Spinete 22 26 5 7 14 35 44
14 Monteverde 18 26 5 3 18 29 59
15 Rock Baranello 9 26 2 3 21 25 55
16 Matrice 8 26 2 2 22 10 124

Classifica marcatori  
Venditti G 6
Di Rosa 6
Marotta 5
Scaldaferro 5
Giancola 2
Venditti M 2
Antenucci 1
Nini 1
Fabrizio F 1
Di Paolo 1
Zuccarelli 1

12. giornata ritorno 6 maggio
Cercemaggiore Spinete
Hermes Toro Campobasso Calcio
Macchiagodena Nuovo Vinchiaturo
Matrice Real Gildone
Monteverde Carpinone Calcio
Ripalimosani Calcio Club Olympus
Rock Baranello Volturino
SanGiuliano DelSannio Capoiaccio

23 aprile 2012

Carpinone - Ripalimosani 0-1

Un Carpinone Calcio sfortunatissimo deve capitolare sul proprio campo al cospetto della seconda della classe, un Ripalimosani concreto e compatto che riesce a portare a casa tre punti pesanti.
Come da attese la gara non manca di offrire ottimi spunti, con il Carpinone che nel primo tempo sembra più arrembante e colpisce anche due legni, entrambi con l'italo-argentino Pablo Scaldaferro.
Nella ripresa la gara si svolge molto al centro del campo, i locali colpiscono un altro palo, ancora una volta con Scaldaferro, i ripesi cercano la porta in qualche occasione ma senza fortuna. 
Al 77’ arriva la svolta della gara: il Ripalimosani, su una rimessa laterale locale, è bravo a recuperare una palla persa dai locali e a ripartire, Angelo Sabetta mette la sfera al centro dell’area per l’accorrente Nico Sabetta che, dall’altezza del dischetto, fa partire un sinistro che fredda Pilenza. Nel finale si registra qualche altra azione di buona fattura da ambo le parti ma poi arriva il triplice fischio che decreta la vittoria del Ripalimosani.
Con questa sconfitta inaspettata il Carpinone, complice il rinvio della partita del Real Gildone, rimane al quinto posto della graduatoria e nel prossimo turno (recupero il 25 aprile) incamererà tre punti visto il ritiro del Matrice.

CARPINONE: Pilenza, Ricci, Iasevoli, Del Matto (Zuccarelli), Venditti A, Giancola, Vitale (Zarlenga), Venditti M., Venditti G., Di Paolo, Scaldaferro. ALL.: Mercuri.
RIPALIMOSANI: Dell’Elba, Paglia (Fratangelo), D’Agostino, Simonetti, Brunetti, Bentivoglio, Sabetta N., Zappone, Cannavina, Sabetta A., Di Bartolomeo (D’Amico).
MARCATORI: 77’ Sabetta N.

9. giornata ritorno 22 aprile  
Calcio Club Olympus SanGiuliano DelSannio 1-0
Campobasso Calcio Matrice 3-0
Capoiaccio Monteverde 2-0
Carpinone Calcio Ripalimosani 0-1
Hermes Toro Rock Baranello 5-0
Nuovo Vinchiaturo Spinete  
Real Gildone Cercemaggiore  
Volturino Macchiagodena 3-4

  CLASSIFICA P.ti G V N P GF GS
1 Ripalimosani 58 24 18 4 2 56 15
2 Nuovo Vinchiaturo 57 23 18 3 2 54 27
3 Hermes Toro 53 24 17 2 5 103 19
4 SanGiuliano DelSannio 41 24 13 2 9 49 34
5 Carpinone Calcio 40 24 11 7 6 28 27
6 Capoiaccio 39 23 11 6 6 50 27
7 Real Gildone 36 23 10 6 7 32 35
8 Macchiagodena 35 23 10 5 8 35 39
9 Cercemaggiore 32 21 10 2 9 36 32
10 Calcio Club Olympus 27 24 7 6 11 31 48
11 Volturino 26 24 6 8 10 35 35
12 Campobasso Calcio 25 24 7 4 13 25 37
13 Spinete 21 23 5 6 12 31 37
14 Monteverde 18 23 5 3 15 27 51
15 Rock Baranello 9 23 2 3 18 22 48
16 Matrice 7 22 2 1 19 11 114

Classifica marcatori  
Di Rosa 6
Marotta 5
Venditti G 5
Scaldaferro 4
Giancola 2
Venditti M 2
Antenucci 1
Nini 1
Fabrizio F 1
Di Paolo 1
Zuccarelli 1

10. giornata ritorno 25 aprile
Cercemaggiore Calcio Club Olympus
Macchiagodena Real Gildone
Matrice Carpinone Calcio
Monteverde Hermes Toro
Ripalimosani Volturino
Rock Baranello Campobasso Calcio
SanGiuliano DelSannio Nuovo Vinchiaturo
Spinete Capoiaccio


22 aprile 2012

La battaglia di Sessano

A cura di Enio Monaco.

E’ opportuno raccontare per sommi capi quella “sanguinosa pugna”.
In quello scontro bellico Antonio era fermamente convinto della sua vittoria, soprattutto perché era a capo di un esercito di combattenti di tutto rispetto, molti erano veterani del padre GIACOMO, ed aveva con se anche le milizie del Conte GIOVANNI SFORZA valoroso e stimato Capitano.
Per tattica bellica, comunque, finse di aver paura per poter sfruttare luoghi di strategia più vantaggiosi e costringere  a spostarsi colà  re ALFONSO e a tale scopo, dopo aver dislocati alcuni soldati a Isernia ed altri a Carpinone, se ne rimaneva accampato con il grosso dell’esercito nella zona della “CASTAGNA” tra Pescolanciano e Sessano.
ALFONSO V che inizialmente si era  piazzato  su “Colle Dolce” che sorge vicino all’altro  denominato “COLLE alto” (circa 800 m, sul l.m.) e quindi un poco più elevato di Carpinone  (670 m.sul l.m.), tra i due colli passa la strada pedonale che porta a Sessano, consigliato dai suoi fedeli, ingannati dalla mossa tattica del Caldora, passò nella zona terminale nord della pianura di Sessano, accampandosi tra Carpinone e l’esercito caldoresco; questa decisione non veniva condivisa dal Principe di Taranto ed da altri capitani del regno oltre ai dirigenti militari siciliani e catalani che ritenevano oltremodo pericolosa la soluzione di chiudere il re in quella valle circondata da monti, conosciuti dalla raffinata furberia di ANTONIO. Ma il re preferì mettere le tende in quella zona seguendo il consiglio di stimati capitani bracceschi (della scuola di guerra di BRACCIO DA MONTONE ormai deceduto)
Da quella posizione poteva vedere l’esercito  nemico in direzione di Pescolanciano e si schierava con i suoi poco distante. Ci fu un gran subbuglio fra le truppe aragonesi in quanto ritenevano molto pericolosa la posizione assunta in quella cerchia di monti, e girava la voce che i Caldoreschi stavano per stringere un assedio intorno al re, tagliandogli ogni sorta di rifornimenti.
Un consiglio di guerra con tutti i capi fu riunito subito da ALFONSO; il Principe di Taranto suggeriva di rimanere in quel posto per al meno un giorno ma i più affezionati al re  consigliarono di trasferirlo subito ad Isernia o Venafro o in altro luogo sicuro per la propria incolumità e per premunirsi contro eventuali assalti del nemico che disponeva considerevoli forze e coraggio.
Mentre il re rifletteva sul da farsi, considerando oltraggioso e con riflessi negativi per lui la fuga davanti al pericolo, gli fu portato dinanzi un soldato fatto prigioniero, appartenente alle truppe di Caldora.
Venne a sapere da costui che il suo capo era un parente del Caldora, Paolo di Sangro, il  quale era tra i primi posti nell’esercito caldoresco e comandava 500  lance, fiore all’occhiello della cavalleria.
Pertanto il re  rimandò libero il prigioniero regalandogli cento alfonsini (moneta che all’epoca valeva cad. un ducato e mezzo) per far trasmettere un messaggio al suo comandante: gli prometteva alcune terre e privilegi  se passava nell’esercito aragonese.
Paolo di Sangro sembra che fu così ben convinto da quel l’ambasciatore (o per cupidigia o dalla sua pessima natura) che la notte stessa si recava a concludere l’accordo con il re (comunque accettava il tradimento)
Il  Caldora divideva il suo esercito in tre parti: una sotto il suo diretto comando, la seconda l’affidava al GIOVANNI SFORZA e l’altra parte a LIONELLO ACCIO CIAMURO.
Affidava inoltre un corpo di 500 lancieri a PAOLO di SANGRO con altrettanti soldati a cavallo con l’accordo che doveva operare fuori dallo schieramento e pronto ad accorrere  colà dove ve ne fosse  bisogno.
I due eserciti erano in effetti schierati sulle rive opposte del fiume Carpino.
CALDORA non iniziò subito le ostilità, sia perché per abitudine presa dal valoroso padre era temporeggiatore, sia perché nel campo avversario si discuteva l’opportunità di far partecipare alla battaglia incerta e pericolosa ALFONSO D’ARAGONA.
Si decise di non far partecipare il re allo scontro perché si prevedeva una sconfitta e quindi non volevano si  riversassero su di lui responsabilità e  conseguenze.
Il re rimase sdegnato da tutto questo, non poteva pensare che la sua persona fosse stata nociva facendo notare che la presenza di un re a capo di un esercito in una battaglia, sarebbe servita da sprono e dato coraggio ai soldati; quindi indossò l’elmo ed ordinò l’assalto.
Antonio, non volendo abbandonare la sua posizione
Si scatenava una furibonda mischia e gli Aragonesi furono respinti.
Incitati dal successo i Caldoreschi inseguirono il nemico irrompendo nel centro dell’esercito avversario ma ALFONSO fece entrare in azione altre due schiere ordinando di colpire l’avversario di fianco.
Superando lo squadrone dei Bracceschi, CALDORA  penetrava nelle file nemiche fino allo squadrone dove era in azione il re insieme con i suoi più valenti uomini, ma questi ultimi opposero una gagliarda resistenza; allora ANTONIO dette ordini a Giovanni Sforza e a Lionello Acclociamuro di spostarsi a destra e a manca dello schieramento avversario per una manovra di accerchiamento.
A questo punto viene il momento del traditore PAOLO DI SANGRO che al grido “Aragona Aragona” entra con i suoi nello schieramento  avversario a fianco di re ALFONSO.
 E’ evidente che questo improvviso voltafaccia, con il forte apporto di altri pur valorosi combattenti, crea difficoltà al valoroso ANTONIO che comincia ad accusare cedimenti.
Intanto la battaglia divampa in ogni parte con  grande accanimento e inaudita violenza mentre il re, incoraggiato dall’improvviso successo  spingeva i suoi soldati, incitandoli  allo slancio del combattimento, mentre lui stesso dava grande esempio di coraggio ed abnegazione esponendosi in prima linea nei posti più pericolosi.
Tutto questo influì non poco sul morale delle truppe.
Anche l’esercito caldoresco con in testa il valoroso ANTONIO combatteva con grande valore ma iniziava  a cedere a causa delle preponderanti forze nemiche e per la defezione di PAOLO DI SANGRO che sicuramente fu l’ago della bilancia.
 Infatti dopo due ore dal subentro del di Sangro cominciò la fuga dell’esercito caldoresco ravvedendo in questa l’unica possibilità di salvezza; nel successivo inseguimento molti furono catturati e tra questi lo stesso ANTONIO CALDORA; si sottrasse alla cattura GIOVANNI SFORZA il quale a tappe forzate durante un giorno ed una notte, con quindici cavalli, riusciva a raggiungere trovando rifugio nella Marca di Ancona; quasi tutti gli altri furono catturati o uccisi.
L’accampamento con i relativi padiglioni furono saccheggiati mentre ANTONIO sconfitto veniva condotto alla presenza del re che si dimostrò abbastanza magnanimo nei suoi confronti nonostante i suoi consiglieri,  memori della sua perfidia, chiedevano la pena capitale.
Lo storico ANGELO DE COSTANZO trattando questi avvenimenti su descritti ci da una più accurata dovizia di particolari sul dopo battaglia e ci racconta che Antonio CALDORA  appena fu alla presenza del re scese da cavallo si inginocchiò e baciò il suo piede; ALFONSO invece gli ordinò di risalire sul destriero e con tono buono gli disse:
“Conte, voi mi avete fatto travagliare molto oggi: andiamo in casa vostra e facciatime carezze (gentilezze) ch’io sono stanco”.
Il CALDORA turbato rispose: “Signore per vedere tanta benignità nella Maestà Vostra, mi pare di aver vinto, avendo perduto”.
I due con il loro seguito giunsero a Carpinone a tarda sera e si cenò al castello.
Dopo cena il re chiese al Caldora la possibilità di poter vedere le suppellettili del castello che, ovviamente nelle usanze del tempo, dovevano considerarsi come bottino per i vincitori.
Immediatamente, con gran stupore dei presenti, furono portati nella sala una cassa di cristallo contenente 24.000 ducati d’oro, una ricca serie di vasi che GIACOMO CALDORA aveva ricevuti in dono dai Veneziani, molti servizi di argenteria degni di un palazzo reale, un canestro di gioie  di gran valore, numerosi arazzi, tappezzerie, armi ed altre cose pregevoli.

Con grandissimo stupore e disappunto degli artefici della vittoria, che si aspettavano, come avveniva di solito, la ripartizione di quel meraviglioso bottino, il re rivolgendosi al Caldora disse: ”Conte, la virtù è tanto cosa bella che, a mio giudizio, deve lodarsi e onorarsi dai nemici, io non solo ti dono la libertà e tutte queste cose, fuorchè un vaso di cristallo che io voglio (oltre ad una preziosa statua d’oro di San Michele Arcangelo, presa  a suo tempo da Giacomo Caldora al Santuario del Gargano); ma ti dono ancora il tuo stato paterno e materno, e voglio che appresso di me abbi sempre onorato luogo, le molte terre che tuo padre avea acquistate in terra di Otranto, in terra di Bari, in Capitanata, e in Apruzzo, non posso donarti, perché voglio restituirle ai padroni antichi, che mi hanno servito”. Dichiara ancora che lo perdona per ogni offesa arrecatagli a condizione che si dedichi ad una vita di fedeltà e di pace nei suoi confronti, in ricordo della benevolenza ricevuta, e questo ovviamente trasferito anche a tutti i parenti e   prigionieri.
ANTONIO cadde in ginocchio e, dopo avergli baciato i piedi, lo ringraziò, e “ci tenne a dire” che aveva sempre desiderato di stare al servigio degli Aragonesi ma ne era sempre stato dissuaso da nemici del re, perché, avrebbero detto i cattivi consiglieri, il re aveva odio profondo e radicato per i discendenti di GIACOMO CALDORA che aveva servito per circa 14 anni gli Angioini.
 Per far seguire i fatti alle parole e dimostrare che quanto asseriva corrispondeva a verità, faceva portare una cassetta colma di lettere e scritture; ALFONSO non volle nemmeno vederle e dimostrando ancora la sua grande generosità ordinò di bruciare, in sua presenza, tutte le carte.
Tutto questo avveniva  nella notte tra il 28 e il 29 giugno del 1442 nel castello di Carpinone dopo la battaglia del 28 giugno.
ALFONSO V D’ARAGONA il 29 giugno se ne andava da Carpinone con il suo esercito diretto in Abruzzo ove tutte le popolazioni gli manifestavano grande simpatia e furono pronte a riceverlo; la notizia di aver sconfitto il potente CALDORA cominciava a dare i suoi frutti.
Il re vincitore, sembra fece edificare una cappella a Napoli in onore di San Pietro e Paolo proprio perché La battaglia fu combattuta e vinta alla vigilia della data dei festeggiamenti dei due Santi.
Paolo di Sangro per la sua defezione ebbe in cambio diversi feudi tra i quali S.Biase, Civitanova, Petrella, S.Angelo in grotte e  Ferrazzano.
Anche la famiglia baronale di Sessano, i Castagna, ebbero molte concessioni per aver prestato aiuto al re durante la battaglia. 
Quella sconfitta segnò la decadenza della casa CALDORA e la rovina di ANTONIO il quale dopo qualche anno di relativa tranquillità ebbe burrascose e disastrose vicende; costretto infine a rimanere confinato in Napoli, poco dopo fuggiva dal Regno.
Rifugiatosi a Hjesi, nella Marca, in casa di un soldato che aveva militato sotto il padre Giacomo, morì in gran povertà nell’anno 1465.